27 febbraio 2025
Ripartire dalla CED, Comunità Europea di Difesa
Tutti i leader europei, o quasi, sembrano convinti che non si possa più rinviare la necessità di una forza europea di difesa. Per ultimo anche il prossimo Cancelliere tedesco Friedrich Merz, vincitore delle elezioni in Germania.
Maurizio Ferrera sul “Corriere della Sera” (24 febbraio 2025) ha il merito di aver indicato una strada realistica per raggiungere l’obiettivo di un esercito europeo, tanto più utile nel momento in cui si dovesse arrivare alla conclusione di una trattativa per la pace in Ucraina, di cui proprio l’Unione europea dovrebbe farsi garante. L’idea è quella di ripartire dal Trattato della CED.
L’esperimento della CED, Comunità Europea di Difesa, come è noto, fallì. Le condizioni storiche erano diverse, certo, ma anche allora la guerra aleggiava come minaccia sull’Europa ed eravamo in piena Guerra Fredda. Quando la trattativa per la CED cominciò, era ancora vivo Stalin, che non era certo inferiore a Putin. Per questo e anche perché bisogna sempre riflettere sul passato per guardare avanti sarà utile ricordare le vicende della CED, le caratteristiche di quel progetto e la situazione storica che lo generò.
La prima ipotesi di un “esercito europeo integrato” fu avanzata da Carlo Sforza, allora ministro degli Esteri italiano, il 9 maggio 1950, con un memorandum indirizzato all’ambasciatore americano James Dunn. Il progetto di Sforza, sostenuto dal capo del governo De Gasperi, prevedeva la creazione di un “fondo” con il contributo di tutti i membri della NATO per finanziare la produzione degli armamenti in Europa occidentale ed in Italia. La reazione americana fu fredda e, come è stato scritto da Giuseppe Mammarella, “stizzita” (Cfr. G. Mammarella-P. Cacace, Storia e politica dell’Unione europea, Bari-Roma, Laterza, 1998, p.58).
Proprio il 9 maggio di quello stesso anno il ministro degli Esteri francese Robert Schuman aveva annunciato la nascita della CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, sottoscritta da Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Nel giugno dello stesso anno (1950) scoppiava la guerra di Corea e si temeva la possibilità di un’offensiva sovietica anche in Europa. Il pericolo c’era e fu proprio Winston Churchill, allora all’opposizione, a parlare al Consiglio d’Europa della necessità della creazione di un “esercito europeo unificato” con la partecipazione tedesca occidentale e operante in collaborazione con gli Stati Uniti e il Canada. A quel punto anche il Segretario di Stato americano, Dean Acheson, (26 settembre 1950), nel Consiglio Atlantico parlò della costituzione di una “forza integrata” per la difesa dell’Europa occidentale con anche truppe tedesche, ma sotto al comando americano. Il ministro francese Schuman si oppose ma Jean Monnet, l’ispiratore della CECA, avanzò la proposta del “piano Pleven”, allora presidente del Consiglio francese. Il piano prevedeva la costituzione di un esercito europeo composto da sei divisioni agli ordini del comandante in capo delle forze atlantiche, ma sotto il controllo di un ministro della difesa europeo e di una autorità politica da nominare contestualmente. Con la CECA e con la CED si andava verso un sistema federale europeo che, ancora una volta, gli americani accolsero con grande freddezza. Così anche gli inglesi e i tedeschi. Mentre De Gasperi e Sforza erano favorevoli al problema di “creare un esercito europeo” anche con i tedeschi.
L’Unione sovietica scatenò una campagna di propaganda contro il progetto della CED e i comunisti in Francia come in Italia seguirono a ruota.
Dopo altre mosse americane per la costituenda “forza integrata”, il 15 febbraio 1951 si aprì a Parigi la Conferenza per l’organizzazione dell’esercito europeo con i rappresentanti della Francia, della Germania federale, del Belgio e del Lussemburgo. De Gasperi, Sforza e Pleven più Schuman si erano già incontrati a Santa Margherita Ligure (14 febbraio 1951). Il piano francese prevedeva tre tappe per arrivare a strutturare un ministero europeo per la Difesa, sostenuto da un Consiglio dei ministri e da un’Assemblea. Gli americani restavano diffidenti e anche la questione della Germania restava insoluta, perché non aveva un proprio ministero della Diesa. Jean Monnet incontrò più volte il Generale Eisenhower per superare le resistenze e il 3 luglio 1951 “l’eroe” della vittoria in un discorso a Londra si espresse a favore dell’unificazione europea. A quel punto De Gasperi scese in campo per dare una spinta in avanti alla costituzione della CED in un quadro di tipo federalista. Insieme con l’organizzazione per l’esercito europeo si doveva creare un’Assemblea parlamentare eletta a suffragio universale diretto. La Comunità Europea di Difesa doveva diventare la base di una vera e propria comunità politica ed economica. Il movimento federalista con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi spingeva in tal senso. De Gasperi si mosse con grande impegno e dalla tribuna del Consiglio d’Europa a Strasburgo il 10 dicembre 1951 propose di inserire nel Trattato della CED un articolo (38) che mirava a costituire un organo rappresentativo eletto su basi democratiche.
Tutto sembrava andare nel verso giusto sino al Trattato CED del 1952 fra i sei Paesi fondatori. Esso prevedeva un esercito europeo della difesa finanziato tramite un bilancio comune, con una struttura di comando sovranazionale e un finanziamento comune. La guida politica doveva essere affidata ad un Commissariato di nove membri fra cui un Presidente, autorizzato a decidere a maggioranza.
Il Trattato fu ratificato da Olanda, Belgio, Lussemburgo e Germania. Tuttavia in Francia le elezioni cambiarono gli equilibri politici e si arrivò alla sospensione del voto di ratifica del Trattato. Era il 1954, cioè settanta anni fa. L’Italia, che si era messa in attesa del voto francese, vide svanire il progetto per il quale De Gasperi si era così fortemente impegnato.
Oggi bisognerebbe ripartire da quel progetto, visto che, dopo il voto, anche la Germania con Merz si è espressa a favore della difesa comune e anche a favore del finanziamento Ue a debito. Questa è una proposta che, anche in vista di una soluzione del conflitto in Ucraina, non può essere ignorata.