13 marzo 2025
Il progetto di difesa europeo
Il piano per la difesa europea presentato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen è stato accolto da 26 paesi su 27. Si tratta di una decisione importante che va nella direzione giusta, anche se il piano potrà essere migliorato nel suo cammino, che non sarà affatto semplice. Se non si compie un passo in avanti su un tema così delicato ed in un contesto internazionale così minaccioso, è semplicemente inutile riempire le piazze in nome dell’Europa e della pace.
«Chi vuole un’Europa disarmata – ha scritto un europeista serio come Sergio Fabbrini (“Il Sole 24 Ore”, 9 marzo 2025), vuole un’Europa sottomessa». Così come una cinquantina di anni orsono, alcuni scesero in piazza per la pace contro l’installazione di missili americani in Europa, ma si guardarono bene dallo scendere in piazza contro i missili SS20 già installati dalla Russia nei paesi del blocco sovietico in Europa.
Al di là delle minacce di Trump, non sarà possibile né per gli USA né per la Ue uscire dalla Nato. Non si può dimenticare che nel 2023 il Congresso approvò un emendamento al National Defense Authorization Act in base al quale nessun Presidente può portare gli USA fuori dalla Nato senza l’approvazione dei 2/3 dei 100 senatori. Attualmente i repubblicani, anche ammettendo che seguano tutti Trump, sono appena 53 su 100.
Il premier inglese, il labourista Keir Starmer, e poi il presidente francese Macron hanno pensato di riunire un gruppo di “volenterosi” membri della Nato per difendere l’Ucraina. È chiaro, però, che il comando militare della Nato funziona perché c’è la leadership americana e le informazioni strategiche e militari dei satelliti di Musk.
Il progetto di creazione di una difesa europea avanzato da Ursula von der Leyen al Consiglio europeo e approvato da una così importante maggioranza (26 su 27 paesi membri) prevede un incremento della spesa militare, ma una parte di tale incremento pari a 150 miliardi di euro-bond dovrebbe essere utilizzata per creare una capacità di difesa europea comune, che non si può creare dall’oggi al domani. Chiaramente per creare una difesa europea sovranazionale occorrerà un’autonoma deterrenza nucleare e un autonomo sistema satellitare. Poi un’autorità politico-militare sotto il controllo democratico. Bisognerà avere le idee chiare ed evitare polemiche di basso profilo. L’inizio non può che partire da ciò che sinora la Ue non ha fatto, ma anche da ciò che sin dall’inizio con la CED (Comunità Europea di Difesa) apparve chiaro ai grandi statisti europei, con De Gasperi ed Einaudi in testa. La sicurezza militare, quella energetica e quella economica furono le ragioni per la creazione della Comunità europea. Queste ragioni erano valide ieri nel tempo della “guerra fredda”, come lo sono oggi nel tempo delle minacce e delle guerre alle porte dell’Europa.
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Il Regolamento sui rimpatri e il modello Albania
Sempre la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, espressione dell’unico partito, quello popolare, uscito rafforzato dalle elezioni europee e tedesche, ha presentato il Regolamento europeo sui rimpatri. Cioè le linee europee per affrontare lo spinosissimo tema dell’immigrazione irregolare.
Il provvedimento, che parla di accelerazioni delle espulsioni degli immigrati clandestini, norme più severe per i rimpatri forzati, incentivi per quelli volontari e persino la possibilità di Centri migranti in paesi terzi sul tipo di quello fra Italia e Albania, dovrà passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento.
Quando sarà definitivamente approvato, il Regolamento andrà a sostituire quello attualmente in vigore risalente al 2008 e che, si può dire, non ha mai funzionato. Sino ad oggi ogni nazione della Ue si regola diversamente per i rimpatri, ma solo il 20% degli irregolari vengono effettivamente rimpatriati. Gli altri entrano in clandestinità e passano da un paese all’altro. Si tratta di un milione circa per ogni anno.
Il Regolamento prevede norme comuni valide per tutti i paesi Ue. Naturalmente i rimpatri saranno condotti con il rispetto della dignità umana, del diritto alla vita e della proibizione della tortura.
Tutti i paesi aderenti dovranno adottare norme procedurali comuni per l’emissione di decisioni esecutive di rimpatrio e regole più severe per chi non ha diritto alla protezione internazionale come rifugiato. Coloro che rifiutano di cooperare con le autorità durante le procedure di rimpatrio o fuggono in altri Stati membri della Ue senza autorizzazione o non lasciano lo Stato membro entro la data indicata saranno soggetti ad un divieto di ingresso sul territorio Ue che potrà durare fino a dieci anni ed oltre.
Per ora l’adesione al nuovo Regolamento sarà volontaria, ma diventerà obbligatorio nel 2027, un anno dopo dell’attuazione del Patto sulla migrazione. Le misure del Regolamento saranno vincolanti e direttamente applicabili in tutti i paesi della Ue, senza bisogno che siano recepite nel diritto nazionale. Speriamo che l’Italia aderisca il prima possibile a questo Regolamento e che finiscano le ragioni di conflitto fra magistratura, o meglio fra alcune magistrature, e il governo su materie così delicate anche perché non ci sono in gioco solo le problematiche sulla sicurezza, ma anche quelle di vite umane che non possono sfidare i rischi di sfruttamento da parte della criminalità o da parte dei trafficanti di migranti che ci sono dalla partenza all’arrivo.